PIETRO AUGUSTO CASSINA

Pietro Augusto Cassina – I diari (1936 – 1945)

1936 – Il secondo Ricovero in Manicomio

“E tu psichiatra credi di avermi conosciuto. No! Né tu né i tuoi mi conoscono. Tu cerchi di terrorizzarmi coi mezzi coercitivi, privandomi del sostentamento facendomi morire di inedia e poiché mi vedi a te ribelle ragionante, cerchi di farmi impazzire veramente. Tu con me puoi, ma se Cristo te lo vieta impazzirai tu. Ecco ciò che profetizzo: tu impazzirai. lo non bado agli scagnozzi che ti sono intorno che maltrattano, irridono, percuotono e seviziano tanti derelitti. Tu forse non vedi, ma io sì. Tu vieni un quarto d’ora e te ne vai, ma io che sono qui ogni ora, io che subisco il loro fiele e vedo il manifestarsi della loro infamia posso parlare. E perciò che a te bado. lo conosco il mio diario clinico come tu (sic) poiché so ciò che tu hai scritto a mio riguardo. Tu prima hai cercato nel mio sangue, nel mio liquido cefalo rachidiano l’origine della supposta pazzia; tu hai vagliato tutto di me e visceri e cuore e bronchi e le mie carni (cento volte più sane delle tue e non t’hanno parlato. Allora ciò che tu stesso che in me cerchi e non hai trovato perché lo ignori, l’hai cercato in te (dietro il paravento dell’osservazione) e ciò che hai detto a mio riguardo non è che emanazione scaturita da te (poiché credi in te solo) e ti credi, presumi scienza. Lascia che te lo dica professore. Qual affetto da pericolosa mania a sfondo politico religioso rivoluzionario, mi fa semplicemente ridere. Potevi aggiungere a te stesso: preso nelle fette ed era forse immensamente meglio.”…. …”Qui dentro tutto è mania. Se canti sei pazzo, se piangi sei pazzo, se gioisci sei pazzo, se preghi sei pazzo. Ormai tu sei bollato cercano di scolpirti nella mente e nel cuore questa esecrata Legge: “Sei pazzo. E lo sei perché sei qui”. Tu fossi altrove saresti l’uomo qualunque, l’uomo comune che respira, rumosia, defeca e barcamena la sua miserabile esistenza tra le convenienze sociali..”

1945 – La liberazione dal Manicomio

“I partigiani sono venuti a liberarmi. Ho lasciato la Suora in preghiera ed in punta di piedi, dopo averle promesso che non avrei fatto alcun male, sono venuto via e ci siamo rifugiati nelle nostre montagne nella suprema illusione di sperare di liberare il mondo dal servaggio e dalla tirannide.”

1945 – Il ritorno a casa

” Ma ora ti sono accanto mamma ed ora non ti lascerò più, mai più. Ora in questo clima troverò lavoro, un lavoro che possa fare e mi renda pace, poiché delle poesie il mondo d’oggi come quello di ieri non sa che farsene, (né io getterei le perle ai cani) e cercherò di ridarti un po’ di gioia col mio affetto che bramo puro. Il tuo volto è smagrito, i tuoi capelli son fatti bigi, ma i tuoi occhi ed il tuo cuore sono sempre immutabili e belli come quando mi hai creato. Mamma! Amore mio!”

(Tratto dai Diari)

Torna su