PIETRO AUGUSTO CASSINA

Il trauma all’occhio – 1921

“Quando riapro gli occhi ancora pieni dell’orrore della visione nelle braccia della cugina maggiore la quale con una pezzuola madida d’acqua mi comprimeva la fronte. Tutti mi sono attorno. Un respiro di gioia si eleva dal cuore di quei semplici quali mi credevano morto e non sapevano darsi pace. Il sole era volto al tramonto: il crepuscolo imminente. Tra loro tutti il vecchino. I miei occhi impauriti lo fissano, e si distolgono rapidi da lui per novella tema. Poi lo riguardo: no egli è là è il povero mendico che trascorre la sua vita calpestando da anni la polvere d’ogni strada elemosinando un pane ed una bevanda e così farà sino alla morte. Egli non ci entra in nulla: ma ancora Satana s’era servito di lui per farsi gioco delle creature d’Iddio, e per far ciò ha
messo prima parola mendace sulle labbra alla mia cuginetta e poi s’è servito dei miei occhi, che la paura ha scentrati…”

(Tratto dai Diari)

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